Casa Savoia storia di una famiglia italiana

Padova, Galleria Cavour, 13 febbraio - 28 marzo 2010

Casa Savoia,
storia di una Famiglia Italiana


Preziosi ricordi

La Mostra “Casa Savoia, Padova e l'Unità d'Italia” ripercorre la storia della Real Casa e del Risorgimento che portò all'Unità d'Italia  attraverso l'esposizione di oggetti unici che appartennero a Principi, Principesse, Re e Regine che si sono avvicendati durante il Regno d’Italia. Questi preziosi oggetti, per la prima volta dopo oltre sessant'anni potranno essere nuovamente ammirati in Italia. Nel percorso si incontreranno gioielli, onorificenze, porcellane, quadri, armi, abiti, fotografie e documenti originali che permetteranno di rivivere le emozioni della vita di Corte ma anche la semplicità della vita familiare che in Casa Savoia aveva uno spazio importante rispetto all’ufficialità dei ruoli imposti dalla Corona.


Padova durante la dominazione austriaca.

Il 17 marzo del 1861 viene proclamato il Regno d’Italia. L’Italia è “una”, ma non è del tutto “unita”. Del Regno non fanno infatti parte grandi e importanti aree della Penisola, come quelle delle Venezie e quelle residuali dello Stato Pontificio e, specialmente, di Roma.

Anche Padova attende la congiunzione alla Patria: che finalmente avviene, di fatto, nel luglio del 1866,  con l’entrata liberatrice del Regio Esercito; e poi tramite la formalizzazione costituzionale espressa dal Plebiscito del 21 e del 22 ottobre successivi.

Si tratta di un voto che sanziona l’estremo e definitivo compimento del riferimento a Casa Savoia per “fare l’Italia” che la Città aveva ripetutamente testimoniato di volere, con decisa e ininterrotta coerenza, negli anni difficili della dominazione austriaca.

Si tratta di un voto, in particolare, che ripete il Plebiscito di unione all’Italia che i Comitati Dipartimentali di Padova e delle Città del Veneto avevano organizzato dopo l’insurrezione del 1848, dopo quell’8 febbraio in cui le truppe imperial-regie avevano fatto fuoco, causando numerosi morti e feriti, sulla folla degli studenti che, davanti al Pedrocchi e al Bò, inneggiavano alla liberazione dell’Italia dalla tirannia autriaca. Da qui, da queste manifestazioni della volontà popolare di riprendersi il protagonismo della propria storia, massicce schiere di cittadini avevano trovato monito e coraggio  per la lotta armata. Padova diveniva, allora, “deserta di giovani” che si arruolavano tra i Crociati padovani  o nel Battaglione Universitario comandato dal prof. Bucchia. Si trattava di azione spontanea, non emozionale, ma anzi  fortemente ancorata su un forte supporto di pensiero e di pensatori,  tra i quali va ricordato Alberto Cavalletto, autentica guida dell’insurrezione, poi “martire  di Belfiore” perché condannato a morte con pena commutata in 17 anni di carcere, quindi, dopo l’amnistia del 1856, animatore e guida da Torino dei Comitati patriottici del Veneto.


La liberazione di Padova.

Le truppe italiane liberano la città il 12 luglio 1866.

Il successivo I° agosto Vittorio Emanuele II entra da Porta Santa Croce e procede fino a Prato della Valle dove prende dimora a palazzo Vendramin-Calergi (Palazzo Sartori), come si legge nella lapide che ricorda l’evento.

Il Re è accolto dalle massime autorità, tra le quali il commissario governativo Giacomo Pepoli, il conte Giustiniani, il conte Emo Capodilista ed il barone Treves. È presente anche l’ormai ottanduenne Giacomo Zanellato, reduce della Beresina, difensore di Monte Berico nel ’48, già vessillifero del napoleonico “primo tricolore” della sua legione che consegnava al Re, poi decorato della prima medaglia d’oro veneta al valor militare e insignito, due anni dopo, del cavalierato della Corona d’Italia con una pensione di 500 lire.

A Padova il Re situa il suo Quartier Generale. Fa telegrafare, l’8 agosto, da La Marmora al Medici l’ordine  di ritirarsi dalla Valsugana; e il 9  a Garibaldi nei termini seguenti: “Considerazioni politiche esigono imperiosamente la conclusione dell’armistizio, per il quale si richiede che tutte le nostre forze si ritirino dal Tirolo. D’ordine del Re, ella disporrà quindi in modo che per le ore 4 antimeridiane di posdomani, 11 agosto, le truppe da lei dipendenti abbiano ripassato la frontiera del Tirolo“.   Il Generale risponde subito, da Bezzecca: “ho ricevuto dispaccio 1072. Obbedisco”.

L’originale del telegramma è custodito nel Museo del Risorgimento e dell’Età contemporanea Padova.(***)


Con il plebiscito del 21 e 22 Ottobre 1866, che sancisce la volontà popolare di adesione al Regno d’Italia, Padova entra ufficialmente nello Stato Unitario. Una lapide in Piazza delle Erbe, affissa alla facciata bianca del Municipio ricorda quello storico evento:

EPOCHE MEMORANDE

1866

12 LUGLIO

PADOVA LIBERATA

1 AGOSTO

INGRESSO DI RE VITTORIO EMANUELE II

21-22 OTTOBRE

PLEBISCITO


DOPO QUATTORDICI SECOLI

ITALIA UNITA


Un’altra bella lapide su Porta Santa Croce celebra l’ingresso del Re nella Città.

La cittadinanza volle erigere la statua al primo Re d’Italia che oggi si trova nell’Esedra di via Cadorna, poco lontano da Prato della Valle, rinominato, nel 1867, piazza Vittorio Emanuele II.

Il rapporto tra Padova e Casa Savoia nasce in questa occasione anche se in realtà sappiamo da documenti storici che si fonda nel lontano XIV secolo quando il Conte Verde di Savoia, soggiornò in città lungamente e si protraesse nei secoli con attive collaborazioni. Quando alla signoria Carrarese si sostituì il dominio veneziano, la politica di Venezia e di casa Savoia fu spesso parallela sia sul piano internazionale che italiano, rappresentando entrambe suoi baluardi a est e a ovest di importante salvaguardia dello sviluppo politico ed economico della penisola. E nello stesso periodo tanto il Ducato Sabaudo di Emanuele Filiberto quanto la Serenissima decisero di adottare il volgare italiano quale lingua ufficiale negli atti pubblici anziché il latino.


PADOVA E CASA SAVOIA DOPO VITTORIO EMANUELE II

Padova diviene presto autentico punto di riferimento per il Regno, non solo per l’importanza della storica Università, ma specie perché luogo idoneo a veicolare gli orientamenti della politica agricola liberale sul territorio delle Venezie. Le innovazioni sono rapide e straordinarie: dalla rete ferroviaria, alla rete industriale, alle illuminazioni pubbliche, mentre trova grande spazio di risultati la cura delle scuole e degli ospedali. In pochi decenni Padova diviene una delle più importanti città del Regno. Tra gli imprenditori più illuminati dell’epoca, va ricordato Vincenzo Stefano Breda che fu anche Senatore.


A Padova, il secondo Re d’Italia  e la Regina Margherita sono popolari e amati.

Umberto aveva vissuto in  città da Principe Ereditario, al seguito di Vittorio Emanuele II, nel 1866. Si era recato ad Arquà per visitare la casa di Francesco Petrarca, il poeta che nella celebre lettera “Ad familiares”, aveva affermato, secoli prima che “monarchiam esse necessarium viribus italis relegendis reparandisque … uno eodem justo principe”

Poco dopo l’incoronazione, il Re si guadagna la stima dei padovani – e di tutti i veneti – per l’attiva presenza nei soccorsi in occasione della grande alluvione della bassa padovano, quand’era anche salito sul campanile pericolante di Bovolenta per misurare l’estensione del disastro. Margherita transita  spesso per Padova diretta a Longarone e in Cadore che valorizza come punto di partenza e meta di escursioni.

L’assassinio di Umberto I colpisce duramente il Comune di Padova. Il sindaco Meschini, all’alba del 29 luglio, compila ben cinque minute di telegramma di cordoglio, giacché non riesce a trovare parole adatte al grave momento di dolore. La città assume il lutto con grande concorso di popolo. Nella cappella espiatoria di Monza sono conservate le corone del Comune, della Provincia e di due Società Operaie di Mutuo Soccorso. A Padova è conservata la carrozza in cui morì il Sovrano, appartiene ai Conti di San Bonifacio.



PADOVA E LA GRANDE GUERRA


Re Vittrorio Emaneuele III stabilisce la sua residenza a Battaglia, nella Villa Corinaldi, ora  Castello di Lispida, mentre prende spesso alloggio in città a Palazzo Giusti del Giardino, in via San Francesco. Da Padova si sposta al fronte, sull’altopiano di Asiago, sul Pasubio, sulle Dolomiti. La regina Elena attiva numerosi ospedali all’interno dei palazzi del centro storico, si prodiga con i bisognosi, cuce bandiere con le nobildonne patavine nelle sale di palazzo Giusti.

Nell’autunno del 1917, Umberto, principe di Piemonte, incontra a Padova la sua futura moglie Maria José del Belgio.

In quei giorni di guerra, fanno visita a re Vittorio Emanuele III e alla regina Elena i Reali del Belgio Alberto  I ed Elisabetta. Con loro c’è la giovanissima principessa Maria José che, proveniente da Firenze, scende alla stazione di Battaglia, con il marchese Solaro del Borgo, ove viene accolta dall’Aiutante in campo di Vittorio Emanuele III. Si reca a Lispida e nella stessa serata incontra il Principe di Piemonte. Stanno insieme una settimana, tra Padova, visitando il Santo e i monumenti della città, Venezia, cittadella, Monselice, Este.

Il 3 novembre del 1918, vinta la guerra, si completa a Padova l’unità d’Italia: anche Trento e Trieste sono italiane. A Villa Giusti vengono firmati l’armistizio e la resa  dell’Austria.
 

PADOVA E MAFALDA DI SAVOIA

Va ricordato come a Padova sorga l’Altare di Mafalda di Savoia, Langravia d’Assia, morta a Buchenwald nel 1944. Si trova nella chiesa dell’Internato Ignoto come luogo dedicato a tutte le madri morte nei campi di sterminio.

L’altare, eretto a iniziativa di un Comitato, composto anche da numerosi ex internati, è stato inaugurato nel 1966 dalla principessa Maria Beatrice di Savoia e da Enrico d’Assia. Recentemente è stato visitato dal Principe Emanuele Filiberto di Savoia, principe di Piemonte e di Venezia. Nel 2009 è stato visitato dal Principe Vittorio Emanuele e dalla Principessa Marina di Savoia.

Le presenze di Casa Savoia a Padova continuano anche ai giorni nostri con numerose opere di solidarietà promosse dagli Ordini Dinastici che vedono impegnati i Principi Vittorio Emanuele ed Emanuele Filiberto con ricorrenti visite in città.

Sono quindi molti i motivi per cui Padova entra di diritto tra le città italiane che celebrano i 150 Anni dell’Unità d’Italia. Un anno di Celebrazioni Ufficiali dal Marzo 2010 al Marzo 2011.

Padova ha studiato un percorso dell’Unità d’Italia in cui sono protagonisti i luoghi della memoria che legano indissolubilmente la città euganea con la storia della Patria Unita:

  • Il Caffè Pedrocchi: ritrovo dei moti risorgimentali
  • Il Museo del Risorgimento: tempio della memoria storica unitaria
  • L’Università, decorata di medaglia d’Oro
  • Porta Santa Croce, dove entrò in Padova Re Vittorio Emanuele II nel 1866
  • Villa Giusti, dove nel 1918 venne siglato l’Armistizio che sancì l’italianità di Trento e Trieste.
  • Sant’Antonio, dove è conservato l’ostensorio donato da Re Vittorio Emanuele II.
 

In questo contesto si inserisce la mostra “Casa Savoia, Padova e l’Unità d’Italia”.

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Comune di Cortina d'Ampezzo

 

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Centro studi Alberto Cavalletto Padova

Caffé Pedrocchi Padova

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